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Guida: perché Baggio è ancora nei nostri cuori

Roberto Baggio

Cosa rappresenta il suo addio

Passano gli anni ma tu non passi mai.
Potremmo facilmente dire queste poche parole per esprimere ciò che rappresenta Roby Baggio.
Sono passati sedici anni dall’ultima recita in campo del Divin Codino.
Erano i primi anni del duemila, anni in cui lentamente il nostro calcio stava per scivolare nel panorama europeo dietro altre potenze del panorama continentale.
Le stelle che facevano brillare i nostri stadi, le bandiere e i geni del pallone tricolore, stavano ormai lasciando il palcoscenico.
Quel pomeriggio di sedici anni fa lasciava uno dei più grandi, se non il più grande artista italiano che si sia potuto ammirare.
Quale miglior sipario se non la Scala Del Calcio, quel San Siro che evoca storie di campioni, di classe, di successi.
Uno stadio che nel passato fu anche casa di Roby sotto entrambe le vesti milanesi, il rossonero dei Diavoli e il nerazzurro del Biscione.

Gli ultimi passi

Quel pomeriggio arriva inevitabilmente il momento della passerella d’onore, della standing ovation che si deve per le leggende assolute, per coloro che hanno saputo dipingere autentici capolavori con un pallone tra i piedi.
Fa breccia nei nostri cuori l’abbraccio tra due mostri sacri a centrocampo prima che avvenga la sostituzione.
Due capitani, due uomini d’altri tempi stretti in un abbraccio fraterno.
Roby Baggio e Paolo Maldini.
Il numero 10 non nasconde l’emozione, e nel momento in cui esce dal campo per l’ultima volta nella carriera, come dichiarerà altre volte in futuro capisce quanto la gente gli abbia voluto bene.
Applausi, lacrime e cori tutti per il Divin Codino.

calcio Roberto Baggio

Cosa ci faceva battere il cuore

Un bene dell’anima, questo è quello che tutti hanno voluto a Roby, io per primo.
Di lui ci si è innamorati della sua classe, della sua genialità, del suo tocco fatato che riusciva a trasmettere ad ogni pallone che si avvicinasse.
La sua leadership silenziosa, mai sbandierata, i toni pacati e la disponibilità immensa.
Quello che ha contraddistinto l’amore per Baggio ad ogni latitudine è stato l’animo di una persona che è sempre stato “uno di noi”, è stato il campione del popolo.
Ciò che i tifosi e gli amanti del calcio provavano lui l’ha sempre interiorizzato, manifestandolo con gratitudine ad ogni occasione.
Ripensare all’amore per Firenze, mai rinnegato anche quando calcó di nuovo il Franchi con la maglia bianconera, è un’immagine ancora viva.
Sono celebri i ricordi degli aneddoti con cui Carlo Mazzone raccontava l’immensa disponibilità di Roberto verso i tifosi, quando restava per tempo immemore a firmare autografi e scattare foto accontentando ogni persona presente.

Ció per cui ringrazio Baggio

Io sono grato di aver visto le mie prime partite allo stadio con lui in campo, in quel Dall’Ara dove tifando Bologna si tifava anche il Dio sceso in terra col codino.
In quella stagione rossoblu, in cui però lo tagliò, diede spettacolo, gioia, fece sognare.
Fece vivere nella sua massima espressione l’amore primordiale per il calcio di un bimbo di cinque anni, innamorato del pallone e di chi lo sapeva maneggiare con maestria.
Grazie Roby per avermi fatto vivere un sogno, a me come ai miei coetanei ed anche ai loro padri.
Quello che mi auguro in futuro è che anche i nostri figli possano ammirare un tale capolavoro, opera di un uomo strepitoso.

Da quando Baggio non gioca più, non è più domenica. Cit. Cesare Cremonini

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